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Noi diciamo al partiti di Berlusconi e di Bossi: giù le mani dal territorio, lo avete già devastato!

Variante al PGT di Monza: uno scempio urbanistico

                                                                                                           

La Giunta Mariani, con una maggioranza di un solo voto, peraltro espresso da un Consigliere condannato in primo grado a due anni di reclusione per corruzione, nelle ultime sedute del Consiglio Comunale, ha approvato il polo numero quattro della variante al PGT, quello relativo alla Cascinazza.

474 mila metri cubi di cemento si abbatteranno sul quartiere di San Donato facendo sparire una delle poche ma importantissime aree verdi di cintura rimaste in Città.

L'importanza dell’area della Cascinazza riveste duplice valore, sia per la sua vastità (500 ettari), sia per la sua collocazione come cintura di sicurezza nei confronti delle piene del Lambro. Non solo, poiché essa è situata alla fine del centro abitato, in una zona interessata dal viale delle Industrie (un vero verminaio centinaia di migliaia di autoveicoli che transitano ogni giorno producendo immissioni di anidride di carbonio, di polveri sottili e rumori) costituisce un polmone contro l’inquinamento da traffico.

In cambio l’operatore privato dovrà costruire una monorotaia sul Canale Villoresi che i cittadini Monzesi hanno già bocciato con una partecipata manifestazione pubblica e che impedirà ai Cittadini l’uso delle sponde del Canale Villoresi.

Ma il Polo della Cascinazza (emblema delle battaglie urbanistiche della nostra Città) è solo uno dei sei poli e dei trentuno ambiti previsti dalla variante al PGT che prevede un aumento della popolazione fino a 160.000 abitanti, senza programmare un corrispondente aumento dei servizi, che distruggerà ogni area agricola rimasta in Città, in nome della pura speculazione edilizia, permettendo ai privati di fare affari sfruttando uno dei beni comuni per eccellenza, il territorio.

La Giunta Mariani, con una maggioranza risicata, senza alcun vero confronto con la Città, sta decidendo il futuro della stessa regalandola alla speculazione edilizia.

Più cemento, più inquinamento, più traffico, più consumo di risorse (acqua e territorio) in nome di uno sviluppo sbagliato che non tiene in alcun conto della qualità della vita.

Noi proponiamo una Città diversa dove le scelte di lungo periodo siano decise dai Cittadini, con forme nuove di partecipazione, dove si costruisca solo sulle aree dismesse, dove si dia nuova vita alle aree agricole di cintura al fine di promuovere un’economia a chilometro zero, dove le risorse essenziali, come l’acqua, siano pubbliche e gestite dai Cittadini, dove lo sviluppo di una Città sia misurato non dai metri cubi costruibili, ma dal benessere dei Cittadini e dalla qualità dello sviluppo che si offre.

I profeti di “padroni a casa nostra” e “basta cemento” ( vecchi slogan della Lega Nord), nei fatti propongono uno scenario di irreversibile distruzione del territorio, come del resto è avvenuto negli ultimi 20 anni di loro governo in Brianza.

Noi diciamo veramente “basta al cemento” proponendo una alternativa che pone le basi per un futuro equilibrato ed ecologico, che attui progetti di riconversione ecocompatibile della città: riconversione dell'economia, riconversione energetica e urbanistica del patrimonio edilizio, introduzioni delle energie alternative.

LETTERA AI SINDACI BRIANZA, PARTITI POLITICI

                               

                                                                                            

                                                                        

            Egregi signori il comitato Beni Comuni di MB, con molto piacere, intende ringraziare le forze politiche, sociali e istituzionali per l'impegno profuso e per aver creato le condizioni affinché anche il 54,8 dei brianzoli si sia recato a votare per i referendum 2 Sì per l'Acqua Bene Comune, 1 Sì per fermare il nucleare.

 

            La condivisione dei valori sintetizzati nella definizione Beni Comuni, nel rispetto dei differenti ruoli rivestiti nelle istituzioni e nel movimento, ha creato una vasta rete di consenso e la possibilità di un dibattito sociale e politico, fin ora impensabile, esempio di democrazia partecipativa per i nostri percorsi futuri.

 

            L’eccezionale sfida referendaria ci ha visti impegnati gomito a gomito, senza pregiudizi sulle reciproche appartenenze, senza verificare se i partecipanti alle centinaia di iniziative messe in essere nel territorio avessero in tasca tessere di partito e di movimento. Un antica e reiterata “coazione alla divisione” è stata vanificata, poiché con grande senso di comunità abbiamo condiviso una missione e una inedita voglia di confronto, nelle prassi e negli approfondimenti ,andando a fondo sul significato anche etimologico dei Bene Comuni.

 

            Possiamo affermare con estrema sincerità che l'acqua oltre a essere il secondo elemento del creato, dopo la luce, ha messo in atto un triplo miracolo.

            Il primo è dato dal'enorme interesse che l’acqua ha innescato sul valore umano che rappresenta, e dunque solo i folli possono ancora pensare di connotarla tramite una rilevanza economica, mercificando l’acqua come un normale oggetto di consumo.

 

            Il secondo miracolo è dato dalla capacità di collocare questa battaglia in una più generale sui Beni Comuni, beni naturali, sociali e simbolici, da difendere o da riconquistare, poiché in questo ventennio molte cose ci sono state tolte sugli altari del mercato, dando vita alla società liquida e di scarto, dove tutti siamo afflitti e consumati dalla sindrome dell’avere senza desiderare, dall’ opacità e dal conformismo culturale, dalle solitudini degli individui, dalle precarietà del lavoro e della vita.

            Il terzo miracolo, è costituito dal riaffermarsi della voglia di rimettere in discussione la “democrazia” delegata e introdurre un equilibrio inedito tra democrazia delegata e democrazia partecipata.

 

            Il segnale è stato chiaro ed inequivocabile, il mandato dei milioni di italiani che si sono recati a votare, nonostante i tentativi di censura, è preciso: dunque la volontà della cittadinanza attiva non può essere ignorata o vanificata

 

            Nonostante ciò il tentativo di alcuni politici è ancora quello di usare alcuni ferri arrugginiti e di nascondere nelle pieghe dei decreti la reiterazione di percorsi annullati con il risultato referendari, come è stato tentato nel così detto Decreto Sviluppo del governo, che introduce   l'Agenzia per l'Acqua.

 

            Ancora una volta ci viene riproposta la filosofia dello Stato regolatore, che si limita a “dettare le regole per la concorrenza tra privati”, tendenza   spezzata dal referendum, dopo essere stata indebolita perfino in Europa dal trattato di Lisbona.

 

            Emerge chiaramente in Italia ed in Europa, da Parigi a Berlino, che i percorsi di rinnovamento della gestione pubblica devono essere rafforzati, ripensati nel loro fare e saper fare, nell’essere efficaci ed economici, resi controllabili dalle comunità a cui appartengono di diritto i beni comuni.

 

            Occorre ricordare che il diritto comunitario degli appalti pubblici consente ai Paesi membri dell’Unione Europea di prevedere la gestione in-house dei servizi idrici. La legge nazionale dei singoli Paesi membri ammette l’affidamento diretto a operatori di proprietá e controllo interamente pubblici, senza che si faccia ricorso alla gara per la selezione del gestore, purché siano rispettate le condizioni stabilite dalla sentenza Teckal (C-107/98) della Corte di Giustizia,. Questo contribuisce a spiegare il perché in Europa, così come nel mondo intero, l’in-house rappresenti la forma predominante di gestione dei servizi idrici; si stima che il 90% dei servizi idrici urbani a livello globale sia erogato da operatori pubblici.

 

            Questo nostro ragionamento, autenticamente riformista, si inserisce perfettamente nelle dinamiche della Lombardia e dunque della Brianza, dove il 54.8% dei brianzoli ha detto un no sonoro alle privatizzazioni abrogando l'art,23 bis e l'art.15 del decreto legge n. 135 e quindi la famigerata legge regionale nata con il decreto 135 (decreto Ronchi).

            Ora le lobby dell' acqua privata brianzole, aventi molti agenti “ai piani alti”delle aziende pubbliche, vanno brigando e vanno dicendo che nulla è cambiato e che la legge regionale va applicata, facendo entrare il privato nella gestione , magari usando l’escamotage di ridurre le quote di partecipazione. In Brianza si inventano percorsi di financial projetcs, proprio per dare in mano ai privati la succulenta torta della gestione dei fanghi dei depuratori e delle reti.

 

            Noi anticipiamo che qualora non dovesse subentrare il buon senso e la gestione corretta dei processi di ripubblicizzazione del ciclo idrico in Brianza, oltre alla mobilitazione e alla denuncia verso l'opinione pubblica, saremo costretti nostro malgrado a recarci preso la Procura della Repubblica e denunciare quanto di illecito si tenta di imporre.

 

            Il Comitato Provinciale dei Beni Comuni invita pertanto i sindaci e tutti gli amici in indirizzo a vigilare e a denunciare tutti i tentativi di “annullamento “ dei risultati referendari, coerentemente con quanto fatto in appoggio alla campagna referendaria stessa.

 

            Ci aspettiamo che le istituzioni, i sindacati e le organizzazioni politiche siano in grado di programmare percorsi che vadano nella direzione della ripubblicizzazione dell'Acqua in Brianza.

 

            A nostro modo di vedere le cose da sviluppare urgentemente, anche in relazione alla convocazione dell'assemblea dei sindaci soci di Alsi, che avrà luogo martedì 28 giugno ore 17,00 a Monza, sono numerose:

 

1)      lavorare affinchè in questa assemblea venga sancito l'affidamento diretto al pubblico del Ciclo Idrico Integrato in Brianza;

 

2)      mettere in mora definitivamente qualsiasi ipotesi di entrata nella gestione del privato sia in forma diretta, sia in forma indiretta (esternalizzazioni, financial projetcs );

 

3)      abolire l'ufficio d'Ambito provinciale e ripristinare l'Assemblea dei soci (i sindaci);

 

4)      riesaminare i Cda e i collegi dei revisori, sia nella composizione sia nel ruolo, introducendo il principio vincolante del divieto di accumulazione di cariche nelle aziende partecipate e comunque di settore, per evitare conflitti d'interesse, ma anche per scegliere i componenti in relazione a competenze specifiche nel settore,

 

5)      introdurre elementi significativi di controllo da parte dei cittadini e di democrazia partecipata.

 

6)      dotarsi di un piano strategico di sviluppo e di riorganizzazione delle Aziende Pubbliche, secondo criteri di efficienza, trasparenza e produttività, bandendo ogni forma di assunzioni e di nomine di stampo clientelare.

 

 

 

Un grazie ancora e distinti saluti.

Il comitato Beni Comuni di MB

 

il 54,79% dei Cittadini della Brianza hanno detto no alla privatizzazione dei beni comuni, no alla follia nucleare.

 

 

L'esito referendario generale e della Brianza non lascia spazio ad equivoci alcuni: è il trionfo della democrazia, è la vittoria della partecipazione. Finalmente donne, uomini, nuove e vecchie generazioni hanno potuto esercitare un loro diritto-dovere costituzionale, contro il quale disperatamente e inutilmente si sono opposte le lobby governative dell'acqua privata, del nucleare e delle leggi ad personam.

Contro la partecipazione diffusa sono scesi in campo i poteri forti, che hanno tentato di sporcare le regole, di giocare carte truccate e usare il parlamento a proprio uso e consumo, con artifici “legislativi” per impedire una espressione libera e democratica.

Durante questi mesi i profeti del popolo sovrano hanno effettuato un golpe mediatico, impedendo di fatto la libera informazione e ora, davanti ai risultati inaspettati, affermano che gli italiani non hanno capito, hanno prodotto un voto emotivo e poco consapevole. Ma il voto dato esprime competenza e consapevolezza, esprime la volontà di fermare la mercificazione dei beni naturali appartenenti alle comunità.

Il meraviglioso esito, ha dimostrato che la classe politica dominante ha sottovalutato le mille relazioni orizzontali generate in tutto il territorio , moltiplicate nei passa parola, nelle reti reali e virtuali. Ha sottovalutato una cittadinanza attiva in grado di generare cambiamenti sociali, di organizzare nuove e molteplici azioni informative e di produzione di progettualità nel campo sociale,economico e del diritto.

La straordinaria risposta del 57% nazionale e del 54,8% Brianzolo ha segnato un nuovo confine tra potere e democrazia partecipativa. La straordinaria vittoria è una sonora lezione in direzione di quel ceto partitico , incapace di anticipare i cambiamenti e rappresentare la voglia di trasformazione e di cambiamento. Un cambiamento vero, autentico che superi le logiche ammuffite dello statalismo sciupone e inefficiente; che superi il liberismo barbaro, mercantile e distruttivo dei beni comuni, che avvilisce il diritto di milioni di lavoratori, di giovani, di donne di pensionati.

La lezione di democrazia partecipativa è una lezione fatta di competenze, di passioni, di cultura sociale e relazionale , di pensiero e pratiche volte ad affrontare la crisi ecologica e capitalistica nella complessità della globalizzazione.

Dunque il capitale sociale prodotto con la straordinaria mobilitazione dei comitati, della società civile ,dei movimenti e della sola organizzazione sindacale che si è ampiamente mobilitata, quale la CGIL, è inequivocabile e non può subire strumentalizzazioni del post vittoria.

Una cosa è certa nuove  prassi politiche sono nate , nuove modalità di partecipazione e nuovi linguaggi , i partiti tradizionali devono confrontarsi con i nuovi protagonisti del cambiamento, che per anni e mesi sono stati lasciati soli in questa battaglia per i beni comuni.

Ora le istituzioni e i governanti devono dimostrare  di aver compreso la direzione data dai si referendari, e con lealtà e decisione operare verso:

  • una nuova costituente sui beni comuni e sull'acqua, per costruire un testo legislativo unico e innovativo, che parta dalla proposta di Legge popolare fatta dal Comitato Nazionale
  • il ritiro delle   leggi depositate in parlamento, che perseguono privatizzazioni mascherate da gestioni miste e Autority fantasma
  • l’ abrogazione del famigerato decreto Ronchi e della famigerata legge vergogna della regione Lombardia.

 

In particolare nella Provincia di Monza e Brianza si dovrebbe:

  • convocare gli Ato e in specifico l'Ato della Brianza, per cancellare definitivamente il tentativo di privatizzare il ciclo idrico
  • azzerare i CdA e i Collegi dei Revisori di Brianzaque e di Idra, per  porre fine alla commistione tra politica e affari, alla  sommatoria di cariche milionarie, spesso in conflitto d'interesse tra di loro, e a alla scarsa professionalità dei nominati dalla politica.
  • ripubblicizzare il Ciclo Idrico della Città di Monza, ora di proprietà di una Azienda comasca, per farlo rientrare nella gestione integrata pubblica della Brianza

 

      Come comitato per la difesa dei Beni Comuni chiediamo la convocazione urgente di una assemblea di tutti i sindaci e del consiglio provinciale di MB per rieleggere i Cda di Brianzacque e di Idra, la cui elezione deve avvenire per competenze e non già per appartenenze politiche, previa selezione e concorso pubblico, mandando a casa tutti coloro che per anni hanno beneficiato dei favori della politica, subordinando i beni pubblici a meri interessi di parte.

 

Ebbene, una nuova pagina amministrativa e gestionale deve essere scritta, chi ha detto basta ai dispositivi del potere saprà anche controllare e valutare il rispetto del nuovo mandato.

Siamo solo all’inizio di una grande battaglia morale, culturale e progettuale sui beni comuni, sull'ambiente, sulla trasparenza amministrativa

Se il mondo politico brianzolo avrà la modestia di ascoltare i soggetti attivi nella propria comunità comprenderà che esiste un ampio patrimonio di saperi diffusi e trasversali, che numerosi soggetti e gruppi sanno e vogliono parlare di acqua, energia, cultura, scuola pubblica, ricerca scentifica, legalità, difesa del territorio e efficienza amministrativa.

Basta dunque con il feticcio della mercificazione, delle lobby tecnocratiche, dello strapotere dei mangers, che sanno soltanto sprecare risorse enormi e distruggere i servizi di pubblica utilità, alimentando la catena di appalti e sub appalti , dei monopoli di banche e multinazionali.

Si invece alla partecipazione diffusa e alla riappropiazione dei beni comuni da parte della comunità.

 

 

 

Lombardia        54,40%
Bergamo                  53,70%
Brescia                       54,60%
Como                          52,9%
Cremona                     53,70%
Lecco                          57,3%
Lodi                            55,5%
Mantova                   57,20%
Milano                       55,1%
Monza e Brianza      54,8%
Pavia                         53,40%
Sondrio                      48,70%
Varese                    52,50%

NELLA SEZIONE APPROFONDIMENTI

 

FAQ : TUTTO QUELLO CHE AVRESTI VOLUTO SAPERE SULL'ACQUA BENE COMUNE E NON HAI MAI OSATO CHIEDERE

 

 

 

L’acqua è un prodigio: sa generare, far crescere e modellare.

L’acqua è un ciclo infinito: dal mare al cielo, dal cielo alla terra.

 

Gocce a formare nuvole, mari, fiumi, ghiacciai…. a nutrire alberi… a dar vita a corpi, i nostri corpi. La terra è acqua, noi siamo acqua.

 

Abbiamo imparato a raccoglierla, a cercarla , a navigarla, a sfruttarne la forza generatrice, a dosarla.

Ora dobbiamo imparare a difenderla!

 

L’acqua non può essere trattata come una merce e produrre profitto. L’acqua appartiene alla terra, a tutti i popoli e a tutte le generazioni, presenti e future.

Difendere l’acqua dalle regole predatorie del libero mercato è come difendere noi stessi.

 

Anche noi come individui apparteniamo al comune.

Le relazioni tra soggetti, comunità, luoghi di vita e cultura producono “comune”.

La nostra capacità di produrre pensiero critico e partecipazione va difesa, come l’acqua, come un bene comune.

 

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